Ancora una volta Federico Pellegrino arriva a un soffio dal podio del Tour de Ski, ancora una volta quarto, come già nel 2023 e nel 2025. Ma ridurre la sua prestazione a una medaglia mancata sarebbe profondamente ingiusto. Sulle rampe durissime dell’Olimpia III dell’Alpe Cermis, il valdostano ha messo in pista tutto quello che ha: esperienza, generosità, orgoglio e una condizione che parla chiaro in vista del grande appuntamento olimpico.
La ventesima edizione del Tour si chiude nel segno della Norvegia, con Mattis Stenshagen vincitore della Final Climb e Johannes Klæbo capace di conquistare la sua quinta classifica generale. Un dominio totale, certificato da un podio interamente norvegese, completato da Harald Amundsen, che proprio negli ultimi metri riesce a scavare quel margine decisivo su Pellegrino. Il distacco finale, 1’27”, racconta di una battaglia vera, non di una resa.
Dopo i sette chilometri di lancio tra Lago di Tesero e il fondovalle, la salita entra nel vivo nel tratto più ripido. Stenshagen e il francese Jules Lapierre prendono il largo, poi il norvegese allunga definitivamente, vincendo in 33’25”5. Dietro, è una lotta serrata per ogni secondo. Pellegrino resta nel gruppo dei migliori, stringe i denti, non molla, chiude settimo di tappa e si prende un quarto posto finale che brucia, ma che pesa.
Perché pesa soprattutto il modo in cui è arrivato. Pellegrino ha dimostrato di essere ancora lì, competitivo in una delle prove più selettive del circuito, contro avversari più giovani e in un contesto che non perdona nulla. Lo ha detto lui stesso, con la lucidità di chi conosce bene il proprio mestiere: brucia essere quarto per la terza volta, ma il bicchiere è mezzo pieno. Solo poche settimane fa non era affatto scontato vederlo protagonista per tutto il Tour, e invece il valdostano ha tenuto, giornata dopo giornata, confermandosi sul pezzo come gli succede ormai da anni.
Il riferimento al futuro non è casuale. La Val di Fiemme, che a febbraio ospiterà le gare olimpiche di Milano-Cortina, è un luogo che Pellegrino conosce bene, quasi casa. Il pubblico, il tifo, l’energia di questa salita diventano carburante emotivo. E se oggi il podio sfuma per poco, domani quella stessa salita potrebbe diventare il teatro di un riscatto che profuma di medaglia.
Accanto a lui, meritano spazio anche le altre note azzurre. Elia Barp chiude nono nella classifica generale del Tour de Ski, un risultato di grande valore, costruito con intelligenza e solidità. Senza pressioni, partendo senza aspettative, il trentino riesce addirittura ad allungare sui diretti avversari, sostenuto dal calore di amici e familiari arrivati da Falcade. Un segnale di crescita importante per tutto il movimento.
In fondo, il Tour de Ski non è solo una classifica. È una prova di resistenza fisica e mentale, un banco di verifica severissimo. Federico Pellegrino ne esce senza medaglia, ma con qualcosa che vale altrettanto: la certezza di poter ancora competere ai massimi livelli. E per un atleta che guarda alle Olimpiadi di casa, questo quarto posto non è una sconfitta. È una promessa.











