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ATTUALITÀ | 20 novembre 2021, 14:04

CHARLOTTE BONIN E LE SUE PARALIMPIADI

Intervista di di Roger Berthod tratta da Gargantua, il periodico della Biblioteca comunale di Gressan che ringraziamo unitamente alll'autore per consentirci di far conosce la nostra grande atleta

Charlotte Bonin con Anna Barbaro

Charlotte Bonin con Anna Barbaro

E' una Charlotte Bonin raggiante e sorridente quella che arriva al nostro appuntamento presso la Biblioteca di Gressan, in sella alla sua splendida bicicletta personalizzata per lei e per la sua gara olimpica.

Charlotte, 34 anni, è una triatleta che nella sua carriera vanta 4 titoli italiani assoluti, svariate partecipazioni a Campionati Mondiali ed Europei e ben 2 partecipazioni alle Olimpiadi, precisamente quelle di Pechino nel 2008 e quelle di Rio De Janeiro nel 2016.

A suggello del suo splendido percorso sportivo, nel mese di agosto di quest'anno, è giunta la partecipazione alle Paralimpiadi di Tokyo 2020, come guida della trentaseienne reggina Anna Barbaro, che nel 2010 ha perso la vista a causa di un virus.

La loro gara si è svolta nella notte italiana, tra venerdì 27 e sabato 28 agosto, e si è conclusa con un fantastico secondo posto e la relativa medaglia d'argento, che Charlotte tiene orgogliosamente al collo durante la nostra chiacchierata.

"Prima di raccontarci la tua grande emozione delle Paralimpiadi, puoi spiegare brevemente, per i meno esperti, che cos'è il triathlon?"

"Il triathlon è uno sport di fatica, molto impegnativo, che comprende 3 discipline che vengono disputate di seguito in un'unica gara, e precisamente nell'ordine sono il nuoto, la bicicletta e la corsa. Durante il percorso, ci sono varie transizioni dove sono posizionate le bici, le scarpe, per i vari cambi. Le gare possono disputarsi su varie distanze ed hanno una durata che varia da una a due ore"

"Prima di arrivare a scegliere questa disciplina, immagino che tu abbia praticato più di uno sport singolarmente"

"Assolutamente si. Ho iniziato con la corsa in strada, da piccolina, partecipando al Tor De Gargantua qui a Gressan. Mi ricordo che in quegli anni la gara partiva vicino alla micro comunità e poi risaliva verso la frazione di Barral, praticamente era un giro intorno a casa mia! Dopodiché ho praticato anche sci alpino e nuoto, specializzandomi però soprattutto nell'atletica, dove ho ottenuto anche qualche buon risultato. Un infortunio alle anche mi ha rallentato e mi ha riportato a nuotare, e proprio in questa circostanza, negli anni 2000, ho conosciuto i ragazzi del Triathlon Valle D'Aosta. Da allora, avevo circa 13 anni, è scoccato il mio grande amore per il triathlon.

"Quale delle 3 discipline del triathlon è la più impegnativa, secondo te?"

"Sicuramente la terza frazione, quella della corsa. Sia perché è la parte finale della gara, sia perché nella corsa non ti puoi inventare niente, la condizione fisica è fondamentale. Non ci si può nascondere."

"Raccontaci della tua ultima esperienza di Tokyo 2021..."

"Beh, la Paralimpiade di Tokyo è stata un'emozione grandissima! Era la mia prima partecipazione, dopo le due esperienze olimpiche precedenti e tornare a vivere questi momenti in qualità di guida di un'atleta non vedente è stata allo stesso tempo una grande gioia, ma anche una grande responsabilità. E' stata un'esperienza indimenticabile, che mi ha permesso per una decina di giorni, di vivere appieno il clima del villaggio olimpico e anche di incontrare tutti gli altri atleti paralimpici. La medaglia d'argento è stata poi la ciliegina sulla torta finale, che ci ha ripagate di tutti i sacrifici che abbiamo fatto.

"Gareggiare in due è comunque un'esperienza diversa, rispetto a tutte le tue gare precedenti"

"Si, il triathlon è uno sport individuale e di conseguenza anche la mia mentalità personale è sempre stata piuttosto individualista. Essere a Tokyo in due invece è stata una situazione completamente diversa, grazie alla quale ho potuto mettere a disposizione di Anna tutte le mie conoscenze, tutto ciò che ho imparato nei miei anni di attività. Tra me e Anna si è instaurata da subito una grande intesa, lei si è messa totalmente nelle mie mani e questo rapporto di fiducia è stato fondamentale per il nostro percorso.

"Le emozioni sono poi proseguite al vostro rientro in Italia, con la visita al Quirinale..."

"Esatto! Abbiamo trascorso un’intera giornata davvero emozionante. Al mattino, con il nostro gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre, abbiamo incontrato la ministra della Giustizia Marta Cartabia. Avendo la possibilità di scambiare alcune parole con lei, ho scoperto che ha una casa in Valle D'Aosta, ad Ollomont, dove ha anche la cittadinanza onoraria. Nel pomeriggio poi c'è stato l'incontro con il Presidente della Repubblica Mattarella ed il Presidente del Consiglio Draghi, insieme a tutti i medagliati olimpici e paralimpici. Ascoltare le loro parole ci ha reso ancora più orgogliosi di aver onorato al meglio il nostro paese davanti al mondo intero.

"Per il prossimo futuro, quali sono adesso i tuoi appuntamenti?"

"Diciamo che la stagione volge praticamente al termine, a novembre io e Anna abbiamo la nostra ultima gara, per i Mondiali di Paratriathlon. Dopo ci sarà sempre e comunque lo sport protagonista nella mia vita, anche se probabilmente non sarà più la mia priorità. Ci sarà più spazio per gli affetti, per la famiglia, per tutto quello che ho trascurato per dare spazio alla mia carriera. "

"Ci sarà più tempo anche per qualche hobby, finora trascurato? "

"Sicuramente. A me piace moltissimo andare in montagna, con il mio compagno e la mia cagnolina. Finora, con le gare, ho dovuto limitarmi un pochino, adesso potrò sicuramente dedicarci più tempo. Stesso discorso per lo sci alpinismo, che è un’altra mia passione. Mi piacerebbe trovare un po’ di tempo anche per cimentarmi di più in cucina, un passatempo che mi aiuta a rilassarmi.

"Quando si arriva al termine di una carriera agonistica come la tua, ci sono sicuramente delle persone da ringraziare"

"Assolutamente sì. Se sono arrivata oggi a questo livello ed ho fatto tutto quello che ho fatto, lo devo completamente alla mia famiglia, che mi sostiene e mi aiuta da 34 anni, da quando sono nata. I miei genitori sono stati entrambi degli sportivi, papà calciatore e mamma pallavolista. Mi hanno fatto conoscere da subito il valore dello sport, mi hanno permesso di allenarmi e mi hanno sostenuto sempre. Mio papà tuttora, quando può, mi segue in macchina quando vado in bici oppure mi accompagna alle gare.

Non posso poi dimenticare Vittoria, la mia amica del cuore di Gressan, che da sempre per me è un punto di riferimento. Ha sempre accettato le mie assenze, le mie rinunce dovute allo sport agonistico. Sono poche le persone che sanno capire queste dinamiche e ti accettano per come sei.

Una di queste è sicuramente Matteo, il mio compagno, che mi sta accanto da circa tre anni e che condivide il mio modo di pensare e di vivere lo sport, non come un’ossessione ma come una sana passione. E' anche grazie a lui se ho ottenuto questi risultati e se ho saputo tenere duro, anche durante il pesante periodo delle restrizioni per il Covid-19.

Ancora complimenti Charlotte, in bocca al lupo per il tuo futuro!

Roger Berthod/ascova

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