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TENNIS | 05 giugno 2021, 12:37

MATCH POINT Il tennis in Valle d'Aosta - Così si formano i tennisti di domani

Ivan Ljubicic

Ivan Ljubicic

Da un articolo di Matteo Musso

Come si costruisce un tennista, quali valori deve avere e soprattutto su quali basi si deve poggiare il rapporto tra coach e giocatore? Ne hanno parlato alcuni dei migliori allenatori degli ultimi 30 anni, vale a dire Ivan Ljubicic, Gipo Arbino, Corrado Barazzutti ed Emilio Sanchez, tra l’altro tutti impegnati al fianco di I Tennis Foundation, l’associazione no-profit che ha ideato la prima tennis academy totalmente benefica e che punta a sostenere i talenti per dare una possibilità non solo ai predestinati ma anche alle terze e quarte scelte che sovente rimangono nell’ombra ed è quasi impossibile per loro raggiungere il grande tennis.
Da una settimana è in corso il bando di iscrizione al Master Estivo in Sardegna di questa estate (ritrovo a Torino il 30 giugno e poi tutti al Forte Village Resort dal 3 al 25 luglio).

La selezione è aperta a tutti i 2008 italiani e per essere selezionati occorre registrarsi entro il 10 giugno sul sito www.itennisfoundation.com: i migliori 20 - 10 ragazzi e 10 ragazze - per qualità tennistiche e attitudine avranno l’opportunità di vivere un Master di alta formazione e apprendere il più possibile da alcuni dei migliori coach oggi in circolazione.
Uno di questi è Ivan Ljubicic, oggi al fianco di Roger Federer: “Nella costruzione di un giocatore ritengo che tantissimo parta da casa, quindi dai genitori - spiega l’ex numero 3 ATP -.

Loro hanno il ruolo più importante nella vita di un giocatore: perché possono contribuire in modo determinante a creare delle personalità forti. Dopo spetta all’allenatore aggiungere dei pezzi di un puzzle via via sempre più complesso.

Ad esempio, questa volontà di migliorarsi che hanno dimostrato negli ultimi 20 anni i FabFour arriva dalla loro famiglia. Questi fantastici giocatori hanno fatto capire a tutti che bisogna sempre cercare di fare qualcosa meglio e mai fermarsi”.
Prima quindi il nucleo familiare, poi però una volta entrati sul campo da tennis e individuata una persona di fiducia, occorre lasciar fare a chi è del mestiere: “La famiglia ha una valenza importantissima - gli fa eco Gipo Arbino - Deve andare di comune accordo con il coach, parlare con lui, chiedere tutto ciò che vuole, ma mai interferire sull’aspetto tecnico con il ragazzo.

Deve affidarsi all’allenatore”. “Avere fiducia in qualcuno che ti risolve i problemi e con cui cresci instaurando anche un rapporto umano forte, aspetto che secondo me è fondamentale, è ciò che ricerco in tutte le persone che lavorano con me”, conferma Lorenzo Sonego, anche lui impegnato sulla terra parigina.
Corrado Barazzutti allarga il discorso ai valori del tennis e quindi del progetto di I Tennis Foundation: “Sono felice di appoggiare I Tennis Campus perché è un’iniziativa che farà del bene ai ragazzi e alle ragazze che verranno selezionati.

Il tennis è uno sport che insegna la disciplina, a confrontarsi con le altre persone, che non solo fa emergere caratteristiche fisiche o di abilità tecniche, ma ti forma caratterialmente. Tutte cose fondamentali per la crescita ed educazione dei giovani.

Complimenti ad I Tennis Foundation, ma oltre alle iniziative private mi piacerebbe che lo sport venisse preso sul serio anche dal governo e dalla pubblica istruzione”.
Barazzutti spende inoltre parole bellissime su Gipo Arbino, punto cardine della tennis academy benefica: “Gipo è uno di quei maestri che è riuscito a coronare il sogno di tutti noi tecnici, ovvero quello di prendere un bambino da una scuola tennis e portarlo a diventare uno dei giocatori più forti al mondo.

Sono pochi gli allenatori ad esserci riusciti. Per chi fa il nostro mestiere è il massimo a cui si possa aspirare”.
Ivan Ljubicic ritorna sull’indispensabile fiducia che ci deve essere tra coach e tennista: “Per me il rapporto tra allenatore e giocatore deve essere puro al 100%.

Il coach ha sempre una visione diversa rispetto al giocatore, ma il giocatore deve andare in campo con delle idee chiare di quello che deve fare. Sia nel caso di me con Roger, che un altro coach con qualsiasi altro giocatore, è importante impostare un rapporto aperto.

Si discute prima il piano partita, poi il giocatore quando scende in campo esegue ciò che si è deciso insieme di fare. Ma il flusso dell’informazione non può essere a senso unico. Noi coach abbiamo bisogno del feedback dell’atleta per metterlo nelle migliori condizioni possibili di esprimersi al massimo.

Dobbiamo capire cosa pensano, come ragionano. Troppi giocatori invece non dicono niente, poi vanno in campo, qualcosa non funziona e si girano verso il coach prendendosela con lui. Odio assistere a queste scene. Consigli durante il match? Mai.

Il giocatore di tennis in campo deve prendere mille decisioni in una partita e l’allenatore può mettere solo confusione. La partita da fuori si vede diversamente che in campo. Per questo personalmente sono completamente contrario al coaching in campo, perché distrugge un po’ quello che è il tennis: cioè una battaglia fra due persone che devono trovare il modo di vincere una partita”.

 

 

Moreno Rossin

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