Ci sono luoghi nei quali lo sport è molto più di una competizione. È memoria, appartenenza, educazione. È il modo attraverso cui una comunità racconta ai propri giovani che i traguardi non arrivano per caso e che dietro una medaglia, una convocazione o una vittoria ci sono spesso anni di sacrifici, allenamenti, rinunce e persone che hanno creduto in un sogno.
È questo il significato più profondo della prima Festa dello sport organizzata dal Comune di Valtournenche, che ha portato sul palco allestito al campo sportivo di Breuil-Cervinia i giovani atleti, i tecnici e le società della vallata. Dopo il tradizionale appuntamento di Ferragosto dedicato alle guide alpine e ai maestri di sci, la comunità ha scelto di accendere i riflettori sulle nuove generazioni, su quei ragazzi che ogni giorno provano a costruire il proprio futuro attraverso lo sport.
Un futuro che, in una realtà di montagna come Valtournenche, significa anche difendere un patrimonio umano e culturale. Gli sci club Monte Cervino, Azzurri del Cervino e Club de Ski, lo snowboard club Future Snow, la sezione di tsan e le altre realtà sportive del territorio rappresentano infatti una rete sociale che va ben oltre la pratica agonistica. Complessivamente sono più di 400 i tesserati delle società degli sport invernali, ai quali si aggiungono una cinquantina di giocatori della sezione di tsan. Numeri che raccontano una comunità viva, nella quale lo sport continua a essere uno strumento di aggregazione e di crescita.
Sul palco sono emerse soprattutto le storie personali. Quelle che raramente finiscono nei tabelloni dei risultati, ma che forse spiegano meglio di qualsiasi medaglia cosa significhi davvero essere sportivi. Ci sono i sogni, naturalmente, ma anche le difficoltà, la necessità di conciliare scuola e allenamenti, il sostegno delle famiglie, la paura di fallire e la capacità di rialzarsi.
Lo ha sottolineato l’assessore comunale al turismo, sport e montagna Chantal Vuillermoz, aprendo la serata: «Questa serata ha voluto celebrare i nostri ragazzi che ogni giorno affrontano sacrifici per conciliare sport e scuola e che portano con orgoglio la divisa della propria società, rappresentando il nostro territorio anche fuori dalla Valle d’Aosta». Parole che fotografano bene una responsabilità collettiva: accompagnare i giovani non soltanto verso eventuali successi agonistici, ma verso la costruzione di persone consapevoli.
Perché lo sport, soprattutto quello giovanile, ha un valore che non può essere misurato soltanto in medaglie. Insegna il rispetto delle regole, il rapporto con la sconfitta, la disciplina, la solidarietà, la capacità di lavorare insieme. E insegna anche che il talento, da solo, non basta.
Particolarmente significativo è il capitolo dell’inclusione. Il Club de Ski, attraverso il progetto “Happinesski”, consente agli atleti con disabilità di partecipare alle attività insieme agli altri tesserati. Gli Azzurri del Cervino seguono anche la preparazione di un ragazzo sordo, mentre il Monte Cervino ha avuto tra i propri rappresentanti alle Paralimpiadi lo sciatore britannico Fred Warburton, che vive e si allena a Breuil-Cervinia e, insieme alla propria guida, ha conquistato il settimo posto nella discesa della categoria ipovedenti ai Giochi di Milano Cortina 2026.
È qui che lo sport mostra il suo volto più autentico: quando non lascia indietro nessuno e trasforma la diversità in una possibilità di crescita per l'intera comunità.
La serata ha avuto anche il privilegio di ospitare alcuni atleti capaci di trasformare il sacrificio in risultati di assoluto prestigio. Dai giovani azzurri Peter Corbellini, Giorgia Collomb e Benjamin Alliod alle protagoniste della Coppa Europa di sci alpino Carole Agnelli e Laura Steinmair, fino a Lorenzo Sommariva, argento olimpico a Milano Cortina 2026 nello snowboard cross a squadre insieme a Michela Moioli.
La storia di Sommariva, nato a Genova ma profondamente legato a Chamois e alla Valtournenche, è particolarmente significativa perché racconta un percorso tutt'altro che scontato. Prima maestro di sci, ha iniziato a gareggiare soltanto a 20 anni, arrivando relativamente tardi al circuito agonistico. «Non esiste un’età per trovare la propria strada», ha spiegato, ricordando come proprio un percorso iniziato più tardi possa talvolta diventare un vantaggio grazie a una maggiore consapevolezza.
È un messaggio importante in una società che troppo spesso pretende dai ragazzi risultati immediati, precocità, prestazioni e successo. Lo sport può invece insegnare che ogni persona ha il proprio tempo, che il talento va accompagnato e che anche gli errori e i ritardi possono diventare parte di una crescita.
Lo ha ricordato anche il neo presidente del Comitato Fisi-Asiva, Albert Chatrian, parlando di «passione, ma anche impegno, tenacia, determinazione e voglia di mettersi alla prova». E dietro ogni giovane atleta, ha sottolineato, ci sono genitori e nonni che sostengono sacrifici, allenamenti e sogni.
È forse proprio questo il punto sul quale una serata come quella di Breuil-Cervinia dovrebbe far riflettere anche la politica. Investire nello sport giovanile non significa semplicemente finanziare una disciplina o sostenere una società. Significa investire nella coesione delle comunità, nella salute, nell'educazione e nella possibilità per i giovani di continuare a vivere e costruire il proprio futuro nei territori di montagna.
Per una valle alpina questo tema assume un significato ancora più forte. Se vogliamo contrastare lo spopolamento, non bastano le infrastrutture e non bastano le politiche turistiche. Servono comunità nelle quali un ragazzo possa sentirsi parte di qualcosa, avere occasioni di incontro, coltivare passioni e immaginare un futuro senza essere costretto a considerare la montagna soltanto come un luogo nel quale trascorrere il tempo libero.
Lo sport può essere una di queste occasioni. Può tenere insieme generazioni diverse, mettere in relazione famiglie, volontari, tecnici, amministratori e ragazzi. Può persino diventare una forma concreta di identità territoriale, soprattutto quando quella identità non viene costruita sulla nostalgia ma sulla capacità di trasmettere valori e opportunità alle nuove generazioni.
E allora è giusto celebrare le medaglie, le convocazioni e i risultati internazionali. Ma sarebbe un errore fermarsi lì. La vera vittoria di una comunità è vedere un bambino entrare per la prima volta in uno sci club, un ragazzo imparare a rispettare un avversario, un atleta con disabilità trovare il proprio spazio nel gruppo, una famiglia scoprire attraverso lo sport una rete di amicizie e di solidarietà.
Anche per questo, nella serata, non sono mancati i momenti della memoria. Il ricordo del pilota di rally e maestro di sci Alex Fiorio, del giovane Jordi Franco Schreiber e dello storico tecnico della vallata Bruno Seletto ha riportato al centro un'altra dimensione fondamentale dello sport: quella della memoria. Perché una comunità non può costruire il futuro se dimentica le persone che hanno contribuito a darle forma.
Alla fine, dunque, la Festa dello sport di Valtournenche racconta qualcosa che va ben oltre una manifestazione estiva. Racconta una comunità che prova a riconoscere nei propri giovani non soltanto gli atleti di domani, ma gli uomini e le donne sui quali costruire il futuro della valle.
E forse questa è la sfida più importante.
In un'epoca nella quale ai ragazzi viene spesso chiesto di essere competitivi prima ancora di essere felici, lo sport può ricordare una verità semplice: non sempre bisogna arrivare primi per avere vinto.
A volte la vittoria è trovare la propria strada. Altre volte è avere qualcuno accanto quando quella strada diventa difficile. E, per una comunità, la vittoria più grande è fare in modo che nessun giovane debba percorrere quella strada da solo.
È questo il valore dello sport quando diventa davvero scuola di vita. E ai piedi della Gran Becca, forse, è proprio da qui che bisogna ripartire per guardare al futuro.





