Lars Heggen e Ingrid Bergene Aabrekk hanno vinto la sprint in tecnica libera, Vetle Sjåstad Christiansen ed Elvira Öberg la mass start di biathlon, mentre in casa Italia sono arrivati segnali incoraggianti da Elia Barp, terzo, e da Giovanni Ticcò, capace di sfiorare la top ten dopo un buon turno di qualificazione.
Sono risultati che raccontano la condizione estiva degli atleti e che, a metà agosto, valgono già qualche indicazione sulla stagione che verrà. Ma chi ha seguito le gare a Sandnes, anche solo in streaming, ha visto un'altra cosa: strade piene, transenne, gente che guarda una gara di skiroll come da noi si guarda una tappa del Giro. In Italia, lo stesso sport, negli stessi giorni, si disputa spesso davanti a un pubblico di addetti ai lavori.
Un festival che non è solo una gara
La prima cosa che colpisce del Blink è la struttura. Non è un weekend di gare, è una settimana che tiene insieme discipline diverse: sprint e mass start di skiroll, biathlon estivo, prove giovanili, gare aperte agli amatori, appuntamenti serali.
Il risultato è che il pubblico non compra un biglietto per una singola competizione, entra in un programma che dura giorni e che offre qualcosa da vedere ogni pomeriggio. Chi arriva per la mass start resta anche per la sprint del giorno dopo.
Sul piano organizzativo la macchina è tutt'altro che artigianale. Negli anni la stampa specializzata norvegese ha ricostruito un budget nell'ordine dei 23 milioni di corone, circa due milioni di euro, e la partecipazione di circa 600 soci dei club locali che lavorano alla manifestazione e vengono retribuiti, con una cifra complessiva intorno alle 750.000 corone. Quei soldi tornano alle società, che li reinvestono in attività giovanile e materiali.
È un dettaglio tecnico che dice molto sul rapporto tra evento e movimento: in Norvegia una gara estiva finanzia i club invece di prosciugarne le energie.
Il calendario estivo italiano esiste, ma non ha pubblico
Il paradosso è che di gare, d'estate, ne abbiamo. Il Summer Grand Prix di salto ha appena fatto tappa a Courchevel con la doppietta di Daniel Tschofenig, la Coppa del Mondo di skiroll ha un suo circuito, il biathlon estivo ha i suoi appuntamenti, e i raduni delle nazionali riempiono luglio e agosto tra Tarvisio, la Val di Sole e Planica.
Quello che manca non è il calendario. Manca la trasformazione della gara in evento, cioè in qualcosa che una famiglia del posto decide di andare a vedere anche senza avere un figlio iscritto allo sci club.
Le ragioni sono molte e non tutte dipendono dagli organizzatori. Una però riguarda la geografia delle competenze. Nel nostro Paese chi sa costruire manifestazioni di grande richiamo, con allestimenti, gestione del pubblico, comunicazione e logistica, lavora quasi tutto nei grandi centri: basta guardare la concentrazione di operatori che si occupano di organizzazioni eventi a Milano per capire dove quelle professionalità si sono sedimentate. Nelle vallate, dove le gare si fanno, quel tipo di esperienza arriva raramente, e il carico ricade su volontari che il resto dell'anno fanno un altro mestiere.
Non è una critica agli sci club, che con risorse minime portano avanti un movimento intero. È la constatazione che due mestieri diversi vengono affidati alle stesse mani.
Cosa dice il punto di vista degli atleti
Per gli atleti l'estate non è una parentesi. È il periodo in cui si costruisce la stagione, e le gare servono a verificare il lavoro fatto.
Barp lo ha detto chiaramente dopo il podio di Sandnes, parlando di energie spese forse troppo presto ma di una gara che si è divertito a fare. È un dettaglio che vale più di quanto sembri: correre davanti a un pubblico vero cambia il modo in cui si affronta una prova estiva, e lo confermano da anni gli azzurri che hanno partecipato al Blink.
C'è poi la questione della visibilità individuale. Un atleta che gareggia d'estate davanti a migliaia di persone ha argomenti in più nel rapporto con i propri sostenitori. Chi gareggia davanti a duecento spettatori, per quanto forte, non li ha.
L'eredità di Milano-Cortina, sei mesi dopo
I Giochi di febbraio hanno lasciato impianti rinnovati e, soprattutto, un numero significativo di persone che hanno imparato a far funzionare una manifestazione nordica di grande scala.
Le eredità olimpiche si consumano in fretta e si consumano prima sul lato immateriale. Gli impianti restano, magari sottoutilizzati. L'esperienza organizzativa no: se non viene impiegata, chi la possiede va a fare altro.
Un calendario di appuntamenti ricorrenti, anche piccoli, anche estivi, sarebbe il modo più semplice per non disperderla. Non serve inventare nulla: servono date fisse, ripetute per qualche anno di seguito nello stesso posto.
Le condizioni minime, viste dal punto di vista di una gara
Chi organizza sa che alcune cose funzionano e altre no. Vale la pena metterle in fila.
Una data che non cambia. Il pubblico si abitua a un appuntamento solo se lo trova dove lo aveva lasciato.
Un format che si spiega in una frase. Il Blink è la festa dello skiroll, non la terza prova di un circuito.
Gare per tutti, non solo per i top. Le manifestazioni che riempiono le strade hanno sempre una prova aperta agli amatori e una ai ragazzi. Sono quelle che portano le famiglie.
Il paese coinvolto, non solo la pista. Partenza e arrivo dentro l'abitato cambiano completamente la percezione di una gara estiva.
Qualcuno che conti gli spettatori. Senza un numero da mostrare, nessun ente e nessuno sponsor rifinanzia l'anno successivo.
Il Blink non è nato grande
Vale la pena ricordarlo, perché il confronto rischia sempre di sembrare schiacciante. La prima edizione del Blink era una gara di skiroll con pochi partecipanti, in un Paese che non aveva ancora capito quanto quello sport potesse funzionare fuori stagione.
Non si tratta quindi di costruire un Blink italiano, che sarebbe l'ennesimo annuncio. Si tratta di scegliere due o tre appuntamenti estivi e trattarli come si tratta una gara di Coppa: con la stessa cura, la stessa continuità e la stessa idea che il pubblico vada conquistato e non aspettato.
Le piste ci sono, gli atleti ci sono, e ad agosto c'è persino il tempo per pensarci. Il resto è una questione di volontà.
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