In questi giorni di gran caldo, la pioggia scesa nel weekend del Gran Trail Courmayeur è stata quasi manna dal cielo. L’acqua ha voluto far sentire la sua presenza nei momenti chiave della manifestazione, dall’acquazzone alla partenza della GTC100 di venerdì sera, per poi tornare in abbondanza proprio mentre arrivavano al Parco Bollino i primi atleti. Per qualcuno c’è stata anche la grandine, ma lo spettacolo non è mai mancato e ha portato sul podio atleti provenienti da diverse parti del mondo, premiando Lukasz Sum e Lisa Borzani nella GTC100, Simone Corsini e Victoria Stansfield nella GTC55, André Barailler e Rens Nijman nella GTC30.
Un acquazzone scoppiato su Courmayeur pochi minuti prima della partenza ha battezzato i quasi 700 atleti al via della GTC100, accompagnandoli per buona parte della notte e influenzando il ritmo della gara. Non ne ha risentito, però, lo spettacolo, con avvicinamenti e distacchi che alla fine hanno premiato il polacco Lukasz Sum, bravo a gestirsi lungo tutto il percorso di 100 chilometri e 7.500 metri di dislivello. È stato lui, quest’anno quarto alla 100 Miglia dell’Ultra-Trail Snowdonia e decimo alla 100 km della Transgrancanaria, il primo a tagliare il traguardo al Parco Bollino, dopo 15h20'08".
«È stata una gara fantastica – ha dichiarato il polacco –. Mi sono sentito bene fin dall’inizio, nonostante la partenza bagnata. Ho corso da solo per tutta la notte, ma mi è piaciuto tutto, soprattutto i panorami bellissimi.»
Alle sue spalle, staccato di 25'28", il francese David Leveille (15h45'36") non è riuscito a impensierire Sum, ma è stato bravo a resistere al tentativo di rimonta finale dell’altro polacco Marcin Swierc (15h46'53"), che nel suo prestigioso palmarès vanta una vittoria alla TDS nel 2018 e un secondo posto alla CCC l’anno precedente.
La gara femminile perde subito una delle protagoniste annunciate, Chiara Innocenti, seconda lo scorso anno, ritiratasi a La Thuile. A Maison Vieille, invece, dà forfait Michaela Portenkirchner, anche lei tra le favorite della vigilia, ma già distante dalle posizioni di vertice. Strada spianata, allora, per il quinto sigillo di Lisa Borzani, che era comunque già irraggiungibile fin dall’avvio, grazie a un ritmo insostenibile per le sue avversarie. L’atleta, di casa in Valle d’Aosta ormai da diversi anni, dimostra di conoscere i sentieri di Courmayeur come le sue tasche (da non dimenticare le due vittorie al TOR330 – Tor des Géants) e infila il quarto successo consecutivo dopo i trionfi del 2023, 2024 e 2025 (con un "prequel" nel 2019), passando sotto l’arco d’arrivo con il tempo di 17h44'51", all’undicesimo posto assoluto.
«Con questa gara ho un rapporto di amore – ha detto Borzani al traguardo –. Il percorso del GTC mi piace tantissimo, per questo lo metto sempre in calendario. Quest’anno, però, è stata davvero molto dura: prima la pioggia, poi il grandissimo caldo già dal Lago Combal e salendo verso il Pavillon, quindi di nuovo freddo e pioggia. Sono contenta; onestamente non ci speravo, perché non bisogna mai illudersi troppo.»
A impensierire l’italiana ci hanno provato soprattutto Jenna Marie Randolph e Aja Kozinc, senza però riuscirci davvero, dando vita a un'entusiasmante lotta fino all’ultimo per il secondo posto. A spuntarla è stata la statunitense, che ha allungato nel finale e ha chiuso in 18h13'47", con la slovena terza in 18h15'46".
Il "bello" dei trail, uno degli atleti più amati dal pubblico valdostano, torna a prendersi il Gran Trail Courmayeur. Simone Corsini, 34 anni, di Toano, sull’Appennino reggiano, firma il bis dopo il successo dello scorso anno, chiudendo la sua gara in 5h48'20". Già tre volte vincitore della GTC100, Corsini conta nel palmarès anche due secondi posti al Tor des Géants e il successo alla Monterosa Walserwaeg 120 km nel 2025.
Alle sue spalle si è piazzato lo spagnolo Jairo Laguna Picó, secondo in 6h03'35", terzo nel 2025 alla Dolomiti Extreme Trail 35 chilometri e quinto al Matterhorn Ultraks. Terzo posto per il valdostano Didier Abram, in 6h06'10", autore di una grande rimonta nel finale che gli ha permesso di salire sul podio.
«Con lo spagnolo abbiamo fatto tutta la prima parte di gara insieme; anzi, direi che fino al Col de la Seigne è stato proprio lui a fare l’andatura – ha commentato a caldo Corsini –. Poi, all’altezza del Lago Combal, in discesa, ho accelerato e sono riuscito a distanziarlo quanto è bastato per vincere la gara. Sono molto soddisfatto, ci vediamo tra due mesi al Tor des Géants.»
Al femminile, vittoria a mani basse per la grande favorita della vigilia, la britannica Victoria Stansfield, che nel 2024 si era imposta alla Swiss Alps 100 chilometri e all’Engadin Ultra Trail 53 chilometri. La britannica ha chiuso la sua corsa in 6h31'22", tempo che le vale anche la nona posizione assoluta, con un vantaggio abissale sulle rivali. Salgono con lei sul podio la spagnola Paula Pevida Arbesú (7h04'04") e la statunitense Jessica Cohen (7h31'09").
«Non ho adottato nessuna strategia particolare, solo sopravvivere», ha scherzato Stansfield all’arrivo, reggendo tra le braccia la sua bambina, che l’ha accompagnata negli ultimi metri fino al traguardo. «È stato davvero bello, mi sono divertita un sacco. Mi avevano detto che fosse bello, ma onestamente il paesaggio, la gente e la corsa in generale hanno superato di gran lunga le mie aspettative.»
Nella GTC30, successo maschile per il valdostano di La Thuile André Barailler, che ha chiuso la prova con l’ottimo tempo di 2h56'50". Alle sue spalle l’esperto Mattia Barlocco, secondo in 3h05'33", e il giovanissimo Matteo Cesano, terzo in 3h05'53", a lungo in lotta per le due piazze sul podio.
«Ho provato a dare tutto perché per me è quasi la gara di casa, abitando di fatto a pochi chilometri da qui, a La Thuile – ha spiegato Barailler –. Il percorso è stupendo, il lavoro sui sentieri è stato clamoroso. Non abbiamo avuto alcun problema, nonostante il maltempo e la pioggia di questa mattina.»
Al femminile la vittoria è andata all’olandese Rens Nijman, settima assoluta in 3h19'36". Secondo posto per Sonia Melecca, al traguardo in 3h34'22", davanti ad Alexandra Taylor, terza in 3h46'27".
«La pioggia per me è stata provvidenziale perché, dopo la partenza, era arrivato un grande caldo e invece l’acqua ha rinfrescato molto, abbassando le temperature – ha spiegato Nijman –. Io preferisco questo tipo di condizioni e quindi mi sono trovata molto bene. Era la prima volta, per me, a Courmayeur e sono rimasta meravigliata dal paesaggio. In particolare, la balconata sul Monte Bianco mi ha lasciata senza parole.»
Il trail running merita di andare alle Olimpiadi? Se dovesse succedere, sarebbe una cosa positiva per la disciplina? Negli ultimi tempi il dibattito è apertissimo e si è animato nel pomeriggio di venerdì durante la tavola rotonda del Mont Blanc Trail Fest.
Sono stati tanti gli spunti, dagli aspetti "burocratici" a quelli politici, approfonditi dagli interventi di Giulio Grosjacques, assessore al Turismo, Sport e Commercio della Regione autonoma Valle d'Aosta; Jean Dondeynaz, presidente del Comitato regionale CONI Valle d'Aosta; Enrico Pollini, segretario generale ITRA; e Carlos Garcia Prieto, membro fondatore ITRA. Ma soprattutto si è discusso della natura stessa della disciplina.
Per qualcuno rappresenterebbe il giusto riconoscimento per uno sport capace di coinvolgere un numero sempre più alto di praticanti. Molto scetticismo è stato invece espresso da Marco Olmo, portavoce di un trail d’altri tempi, ma anche dal giornalista e speaker Silvano Gadin e da Alessandra Nicoletti, presidente di VDA Trailers. Secondo loro, il trail alle Olimpiadi rischierebbe di diventare «noioso», spettacolarizzato per renderlo televisivo, perdendo così quello spirito autentico che anima questa disciplina fin dalla sua nascita.





