È una manifestazione che nel capoluogo regionale è ormai di casa: quinto anno consecutivo, e ogni volta sembra funzionare un po’ meglio. Perché qui non si parla solo di sport, ma di stile di vita, di sicurezza, di autonomia dei più piccoli e di quel rapporto sano con il movimento che troppo spesso, oggi, viene sacrificato tra schermi e divani.
La mattinata ha visto protagonisti circa un centinaio di alunni delle scuole primarie dell’Istituzione scolastica J.B. Cerlogne di Saint-Pierre e Saint-Christophe Pallin. Tre i momenti chiave: sicurezza stradale con la Polizia di Stato, conoscenza della bicicletta nelle sue componenti meccaniche e infine la prova pratica.
Ed è proprio qui che il Puchoz si è trasformato in una piccola palestra a cielo aperto: birilli, “cinesini”, curve strette e passaggi obbligati. Un percorso semplice solo in apparenza, perché dietro c’è coordinazione, equilibrio e soprattutto concentrazione. E si vedeva chiaramente come per molti bambini fosse più di un gioco: era scoperta.
Nel pomeriggio spazio invece alla categoria Giovanissimi, con la classica prova di abilità che ha selezionato i migliori 32 atleti per le staffette miste. In palio, oltre alla soddisfazione sportiva, anche un biglietto simbolico ma pesantissimo: la qualificazione alla finale nazionale del 19 giugno a Viareggio per il circuito Bicimparo – Kinder Joy of moving 2026.
Una formula semplice ma efficace: eliminazione diretta, quarti, semifinali e finale. Gara tirata, emozionante, con quel mix di entusiasmo e tensione che solo i più giovani sanno mettere in pista senza filtri.
A imporsi è stato il quartetto formato da Simone Dorio, Sebastian Leo, Mathis Marchi e Cesare Mancinelli, che ha avuto la meglio su Filippo Baldon, Teo Sartori, Sofia Locci e Giacomo Spairani.
Terzo posto per Marta Rizzo, Céline Pellissier, Ian Persico e Mattia Bellon, mentre ai piedi del podio si sono fermati Liam Janin, Solei Bianquin, Noah Valenti e Matteo Rapelli.
Risultati che contano, certo, ma in questo tipo di manifestazioni contano forse ancora di più le facce: quella concentrazione prima della partenza, il sorriso dopo l’arrivo, le pacche sulle spalle tra compagni e avversari che, a quell’età, sono ancora prima di tutto coetanei che si misurano.
Al netto della cronaca sportiva, questa tappa di Bicimparo conferma una cosa piuttosto evidente: quando scuola, associazioni sportive e istituzioni lavorano insieme, il risultato si vede.
E forse è proprio questo il punto più interessante. Perché non si tratta solo di insegnare a pedalare, ma di costruire un’idea di mobilità, sicurezza e autonomia che accompagna i ragazzi anche fuori dal campo gara.
Se poi qualcuno pensa che siano “solo giochi”, probabilmente non ha mai visto con quanta serietà un bambino affronta un percorso tra i birilli quando sente che sta imparando qualcosa di vero.
E alla fine, tra classifiche e qualificazioni, resta l’immagine più semplice e più forte: un gruppo di ragazzini che scende dalla bici con il fiatone, ma con l’aria di chi ha appena fatto qualcosa che conta davvero.





