C’è qualcosa che va oltre il semplice risultato finale. C’è una crescita evidente, una consapevolezza nuova e, soprattutto, la sensazione concreta che il tennis valdostano stia costruendo basi solide per il futuro.
Per il secondo anno consecutivo, la Rappresentativa Valdostana Giovanile ha conquistato l’accesso alla Finale di Macroarea della Coppa delle Province 2026, disputata nel prestigioso scenario dello Sporting Monviso di Torino. Un traguardo tutt’altro che scontato, che conferma la bontà del lavoro svolto sul territorio.
Dopo l’esperienza dello scorso anno a Imperia, i giovani valdostani sono scesi in campo con una marcia in più: più maturi, più consapevoli, più competitivi. E lo hanno dimostrato contro due autentiche corazzate come Genova e Milano, sfiorando in entrambe le giornate un risultato che avrebbe avuto del clamoroso.
Contro Genova, nella sfida di sabato, è mancato davvero un soffio: 29 a 28 per i liguri, al termine di un confronto tiratissimo. Stessa storia nella giornata di domenica contro Milano, con i lombardi che si sono imposti per 28 a 26. Due sconfitte di misura che raccontano però molto più di quanto dica la classifica finale, che vede la Valle d’Aosta chiudere al quarto posto.
Perché questi numeri parlano di equilibrio, di qualità e di una squadra capace di giocarsela fino all’ultimo punto contro realtà ben più strutturate e numerose.
A guidare questo gruppo affiatato e combattivo i capitani Fabio Paonessa e Nathalie Vierin, con il supporto fondamentale della preparatrice atletica Sara Fristachi, che hanno saputo trasmettere energia, metodo e spirito di squadra.
In campo, a rappresentare con orgoglio la Valle d’Aosta, sono stati:
- i nati nel 2018 Armelle Paternolli e Mattia Mosca Marc
- i nati nel 2017 Gisele Pomat Armand e André Bionaz
- i nati nel 2016 Amelia Stan, Giada Crimiti, Leonardo Petacchi e Nicholas Pettenon
Nomi giovani, giovanissimi, ma già capaci di lasciare il segno in una competizione di altissimo livello.
Due giornate intense, faticose, emozionanti. Ma soprattutto formative. Perché è proprio in sfide come queste che si costruiscono i giocatori – e le persone – di domani.
Il risultato? Conta, certo. Ma fino a un certo punto. Quello che resta davvero è l’immagine di un gruppo che lotta, cresce e si diverte. E che, a guardarlo bene, sembra già avere dentro qualcosa di molto più grande di un semplice quarto posto.





