ATTUALITÀ - 09 agosto 2026, 17:49

Il mondo dello sci valdostano piange Lorenzina Guala, pioniera e campionessa del Fondo

È morta Lorenzina Guala, protagonista dello sci di fondo nazionale tra gli anni Sessanta e Settanta. Campionessa italiana, più volte medagliata in staffetta e vincitrice per quattro anni consecutivi della MarciaGran Paradiso, lascia un segno profondo nella storia dello sci nordico valdostano

Da sx: Piero Pellegrino (ex presidente sc st-Barthélemy), P.F. Cavallo; Lorenzina Guala; Aline Reboulaz; Augusto Rollandin

È un periodo particolarmente doloroso per il mondo degli sport invernali valdostani. A poco più di una settimana dalla scomparsa di Alessio Gontier, il mondo rossonero degli sci stretti è nuovamente costretto a fermarsi per ricordare una delle figure che hanno contribuito a costruire, con fatica, passione e talento, la storia dello sci di fondo regionale. È morta ieri Lorenzina Guala, atleta cresciuta nelle fila dello Sci Club Saint-Barthélemy, protagonista del Fondo a livello nazionale nella stagione pionieristica compresa tra gli anni Sessanta e Settanta. Avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 22 novembre.

Guala è stata un'atleta di assoluto rilievo nel panorama italiano. Il suo nome è legato soprattutto alle prove tricolori e alle competizioni a squadre, nelle quali seppe portare in alto i colori della Valle d'Aosta. Nel 1962 conquistò il titolo di campionessa italiana nella 10 km, dopo aver ottenuto il bronzo nella stessa specialità nel 1961. Ma fu soprattutto nella staffetta 3x5 km che il suo talento trovò una delle espressioni più belle e significative. Insieme a Fiorenza Barrel e Aline Reboulaz, Guala conquistò l'oro nel 1961, aggiungendo gli argenti del 1959 e del 1960 e il bronzo del 1958.

Un palmarès che racconta non soltanto la forza di una campionessa, ma anche il valore di un'intera generazione di fondiste valdostane. Atlete che, in un'epoca nella quale lo sci nordico non aveva ancora la popolarità e le strutture di oggi, seppero imporsi sulla scena nazionale portando con sé il nome della Valle d'Aosta. Guala aggiunse un'altra medaglia d'oro in staffetta nel 1963, questa volta difendendo i colori dell'Alpi Centrali, insieme alla sappadina Annamaria Samassa e ad Anna Maria Cadringer.

La sua storia sportiva, però, non si fermò alle competizioni federali. A distanza di anni, quando la stagione agonistica di vertice era ormai alle spalle, Lorenzina Guala continuò a essere protagonista nelle grandi gare dello sci di fondo. Vinse per quattro anni consecutivi, dal 1976 al 1979, la MarciaGran Paradiso, una delle manifestazioni più importanti del panorama fondistico valdostano. Nel 1979 arrivò inoltre terza nella Marcialonga, sulla distanza di 70 chilometri, preceduta dalla badiota Maria Canins e dalla slovena Milena Kordez.

C'è un'immagine che restituisce bene il valore umano, oltre che sportivo, della sua vicenda. Nel 2008, all'Auditorium di Nus, durante le premiazioni dei circuiti regionali ospitate dallo Sci Club Saint-Barthélemy, il Comitato Asiva volle rendere omaggio a Lorenzina Guala e ad Aline Reboulaz. Tra i premianti c'era anche Pier Fausto Cavallo, uno dei fondatori del Comitato, che in quell'occasione ricordò il significato di quella storia con parole particolarmente intense: «Ero delegato Fisi, nel 1961, ed ebbi l'onore di premiare le neo campionesse d'Italia in Staffetta, Reboulaz e Guala. Con altrettanto onore sono qui, 47 anni dopo, a premiare due atlete che hanno portato in alto i colori della Valle d'Aosta nell'Italia intera».

Parole che oggi assumono un significato ancora più forte. Perché la scomparsa di Guala non rappresenta soltanto la perdita di un'atleta vincente, ma anche quella di una testimone diretta di una stagione nella quale lo sci di fondo valdostano muoveva i suoi primi, importanti passi. Una stagione fatta di sacrifici, trasferte, allenamenti e competizioni nelle quali spesso il talento doveva compensare la scarsità di mezzi e strutture. È anche attraverso quelle esperienze che si è costruita l'identità sportiva della Valle d'Aosta, capace negli anni di diventare una delle realtà più importanti dello sci italiano.

A sottolineare la dimensione della perdita è il presidente del Comitato Asiva, Albert Chatrian, che ha affidato a un ricordo carico di commozione il cordoglio dell'intero movimento. «Non è un momento felice per il mondo dello sci nordico della nostra regione – ha commentato –; abbiamo appena salutato Alessio Gontier e la vita ci propone un altro lutto, togliendo un altro pezzo del mosaico della storia del Fondo valdostano».

Chatrian ha ricordato Guala come una protagonista a tutto tondo di quella che definisce la fase pionieristica degli sci stretti: «Lorenzina Guala ha vissuto, e onorato a tutto tondo, il periodo pionieristico degli sci stretti, assoluta protagonista nella disciplina, non solo a livello individuale, ma anche di squadra, con le medaglie conquistate nelle rassegne tricolori insieme a Fiorenza Barrel e Aline Reboulaz». E ha concluso rivolgendosi direttamente alla famiglia: «A mio nome personale, del Direttivo del Comitato Asiva e di tutto il mondo degli sport invernali, rivolgo alla famiglia le più sentite condoglianze».

La morte di Lorenzina Guala arriva dunque in un momento particolarmente doloroso per lo sci nordico valdostano. Nel giro di pochi giorni scompare un altro frammento di quella memoria collettiva che ha accompagnato la crescita dello sport regionale. Ma il valore di una campionessa non si misura soltanto dalle medaglie conservate nell'albo d'oro. Si misura anche dalla capacità di lasciare una traccia nelle generazioni successive, di diventare parte di una storia che continua oltre la propria carriera.

E quella traccia Lorenzina Guala l'ha lasciata. Nei titoli italiani, nelle staffette, nelle vittorie sulle lunghe distanze, ma soprattutto nell'immagine di una Valle d'Aosta che, attraverso i suoi atleti, imparava a farsi conoscere e rispettare anche sulle nevi d'Italia. Oggi il suo nome torna a far parte di quella memoria che lo sci valdostano dovrà custodire con cura. Perché raccontare le sue imprese significa ricordare non soltanto una campionessa, ma una delle donne che hanno contribuito a rendere grande, passo dopo passo e sci dopo sci, la storia degli sport invernali della nostra regione.

je.fe.