Vent’anni dopo l’oro leggendario di Pragelato, lo sci di fondo italiano ritrova il podio olimpico della staffetta maschile. E lo fa nel segno dell’esperienza, del carattere e della leadership di Federico Pellegrino, portabandiera azzurro e volto simbolo di una squadra che a Tesero ha saputo soffrire, resistere e colpire al momento giusto.
Sulla pista trentina, teatro delle gare di Milano Cortina 2026, l’Italia conquista una medaglia di bronzo che pesa come un rilancio. Davide Graz, Elia Barp e Martino Carollo costruiscono con solidità una prova di grande maturità, resistendo anche al momento più delicato, quando nella terza frazione Carollo perde terreno dalla Finlandia. È lì che entra in scena Pellegrino.
Nell’ultima frazione il valdostano fa quello che sa fare meglio: gestione, freddezza, controllo dell’avversario. Raggiunge Niko Anttola, lo studia, lo tiene a distanza fino all’ultimo chilometro e poi piazza l’allungo decisivo. Nessuna sbavatura, nessuna esitazione. Solo classe ed esperienza. Al traguardo, a braccia alzate, arriva una medaglia che si aggiunge agli argenti olimpici di PyeongChang 2018 e Pechino 2022, confermando Pellegrino come uno dei grandi interpreti della storia azzurra dello sci nordico.
Davanti, imprendibili, Norvegia e Francia, con Johannes Klaebo ancora una volta dominante. Ma alle loro spalle la vera battaglia è stata quella per il bronzo, e l’Italia l’ha vinta con lucidità e personalità. Non è solo una medaglia: è il segnale di un movimento che sta cambiando pelle, con giovani credibili e un leader capace di fare la differenza quando conta davvero.
Per la Valle d’Aosta è un motivo d’orgoglio in più. Per l’Italia dello sci di fondo, una certezza ritrovata: quando c’è da stringere i denti, Pellegrino c’è.
Ordine d’arrivo ufficiale – Staffetta maschile
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