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ATTUALITÀ | 27 dicembre 2023, 21:38

Ma il calcio è ancora lo sport più bello e amato del mondo?

D’accordo, si aprano le frontiere, ma questo non diventi il pass incontrollato al ‘caporalato’ dei giocatori nelle serie inferiori e al paradiso delle amorali commissioni per le folle di personaggi opachi che vivono su troppi trasferimenti

Ma il calcio è ancora lo sport più bello e amato del mondo?

Il colore più amato da molti giocatori dei nostri giorni non è più quello della maglia che indossano, ma quello del denaro che il cambio della stessa può procurare. E si sa. Non scopriamo niente e neppure si vuole cadere nella inutile retorica, ma le Società di calcio quotate in Borsa devono iscrivere a bilancio cifre a sei zeri (quindici milioni di euro) per commissioni dovute agli agenti che hanno gestito e indirizzato un trasferimento: un’operazione che deve sollecitare interventi decisi per ricondurre questo mercanteggio entro livelli meno scandalosi.

Il calcio d’élite, e non solo, è malato, i bilanci sono da bancarotta e le cure sono rivolte soltanto ai Club più importanti dello sport più bello del mondo, con sedicenti salvatori che arrivano da ogni continente in cerca del business, accattivandosi la “piazza” annunciando programmi faraonici, naturalmente baciando la maglia. Anche loro giurano eterno amore per i colori, pur sapendo da quale colore siano attratti. Una costante usata ed abusata che crea disamore ed effetti collaterali negativi.

Infatti, questa porta girevole di interessamenti mascherati non aumenta l’appeal del nostro calcio, neppure con le Federazioni azzurre. Il calcio viene considerato parente scomodo, infetto, sicuramente da tenere a distanza proprio per questi interventi di “lussuria finanziaria”. C’è aria di separatismo morale, e non è qualificante.

La stessa vittoria della nostra nazionale agli Europei, ormai sbiadito ricordo, è stato soltanto un placebo che non ha modificato in modo significativo le situazioni border line delle composizioni dei quadri tecnici delle squadre professionistiche e non, imbottite come sono tuttora di stranieri, settori giovanili compresi.

D’accordo, si aprano le frontiere, ma questo non diventi il pass incontrollato al ‘caporalato’ dei giocatori nelle serie inferiori e al paradiso delle amorali commissioni per le folle di personaggi opachi che vivono su troppi trasferimenti.

Il calcio, quello giocato e praticato da miriadi di ragazzi, merita rispetto. E la costituenda Superlega, ormai incombente, verserà tantissimo denaro nelle casse sempre più avide di ‘Società elette’, frantumando in proporzione l’interesse e la passione sportiva degli appassionati giudicate di basso interesse, dallo scarso bacino d’utenza.

L’amore per lo sport misurato con gli algoritmi e non con i sentimenti. De Coubertin, e non solo lui, continua a rivoltarsi nella tomba. Aiuto!"

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