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SPORT INTEGRATO | 05 luglio 2019, 08:00

Carlotta Ragazzini, giocoliera della racchetta e a soli 17 anni già medaglia d’oro europea U23

Carlotta Ragazzini, giocoliera della racchetta e a soli 17 anni già medaglia d’oro europea U23

La nuova stella del tennistavolo paralimpico ha nome e cognome, Carlotta Ragazzini, un volto angelico dalla grinta insospettabile, una naturale timidezza e riservatezza e soli 17 anni.

Faentina, poche parole meditate e tanto autocontrollo, Carlotta succede sul trono d’Europa U23 alla collega Giada Rossi -bronzo a Rio de Janeiro 2016-, ormai fuori limite anagrafico e per lei una fonte di ispirazione, da imitare. “Giada è un esempio per me, siamo diventate subito amiche, la considero un punto di riferimento, mi dà tanti consigli”.

Pongista classe 4, Carlotta trascorre tutto il tempo libero che ha ad allenarsi e migliorarsi. Si divide tra il Centro di preparazione tecnica federale (FITET) di Verona, e casa. La famiglia che la segue ovunque è la sua forza, la carrozzina ormai il mezzo per arrivare ovunque. 

“Da piccola comminavo senza appoggi e indossavo un corsetto giorno e notte per la scoliosi che mi era venuta. Ero abituata a sentire il dolore, a entrare e uscire dagli ospedali”. All’origine di tutto, un cavernoma intramidollare insorto a 18 mesi, poi tornato a crescere a 4 anni. Visite, consulti, interventi e riabilitazione diventano una compagnia abituale per Carlotta. “La carrozzina è arrivata nel 2015, perché dopo l’ultimo intervento di stabilizzazione della colonna, ero rimasta per lungo tempo ferma e sdraiata, perdendo quasi del tutto la muscolatura delle gambe. Ora un po’ riesco a camminare, ma la maggior parte del tempo sono seduta”.

Al Centro di Montecatone, dove Carlotta ha fatto il percorso di riabilitazione, ha dovuto fare i conti con la nuova vita, riprogettando i suoi piani. Lei che nel frattempo frequenta il liceo classico, lì ha ricevuto lezioni di latino e greco private, lì ha anche deciso che se continuerà gli studi non farà mai Medicina, perché ne ha abbastanza, di camici. Ma ha trovato anche tanti motivi di distrazione dai pensieri negativi. “Non stavo mai chiusa nella mia stanza a piangermi addosso, leggevo – ‘Orgoglio e Pregiudizio’ è la sua passione - partecipavo ai laboratori”.

La nuova strada tappezzata di tavoli, racchette e palline, la incrocia proprio lì, un pomeriggio per caso e grazie alla sua innata curiosità. “Ero a fare fisioterapia, quando sento dei rumori provenire dal terzo piano, dove si facevano le attività ricreative. Era in corso una lezione di tennistavolo per i pazienti. Allora ho provato a impugnare la racchetta, ho capito quasi subito che mi piaceva molto”. E da lì non si è più fermata.

“Un giorno mi chiamano perché era venuto in visita al Centro il Tecnico Nazionale del Tennistavolo paralimpico che voleva conoscermi. Io non ci credevo, mi veniva quasi da ridere, ero diffidente”. Con il tennistavolo ha assaporato anche l’ebbrezza di volare, il primo aereo l’ha preso l’anno scorso, per partecipare al Master Open di Repubblica Ceca.

Arcigli, dalle cui lezioni e direzioni tecniche sono uscite le grandi firme di questa disciplina, sia olimpiche (dal 1995) che paralimpiche (dal 2005), è noto per la sua capacità di attrarre e convincere, insistendo dolcemente ma incessantemente. Giada (Rossi), Amine (Kalem), Matteo (Parenzan), Elena (Elli), Lorenzo (Cordua), Matteo (Orsi), è lui, con l’aiuto del suo vice Donato Gallo, ad averli plasmati in forma di campioni e medagliati sulle grandi ribalte internazionali. Con disciplina e serietà. Ragazze e ragazzi che in palestra addestra come in caserma e in gara dirige come un’orchestra. Anche per Carlotta è stato così, da quando nel 2017 ha indossato la prima volta la maglia azzurra.

“Carlotta ha una determinazione spaventosa – racconta Arcigli-, quattro pomeriggi alla settimana si allena con lo sparring Gianmaria Colombi, tre volte si reca in palestra a seguire il programma federale di preparazione atletica e tutti i giorni esercita i servizi al tavolo che i suoi genitori hanno posizionato in casa. Poi nel fine settimana raggiunge Verona dove si unisce al gruppo della nazionale fino alla domenica pomeriggio per fare 15 ore di allenamento insieme”.

Sacrificio, sì, ma anche talento ed estro naturali che danno al suo gesto l’originalità che serve per vincere: “Tecnicamente – continua Arcigli - è l'unica giocatrice al mondo che ruota la racchetta durante il punto e quindi l'avversario è sorpreso dai continui cambi di effetto, velocità e direzione”. Carlotta ha anche tre modi diversi di portare i colpi di dritto e ben sette modi diversi per quanto riguarda il rovescio.

E non ditele che è difficile, tantomeno impossibile raggiungere un obiettivo.

“Se voglio una cosa, la ottengo”, conferma con candore lei, che agli EPYG di Genova 2017 ha lottato  per il suo primo argento e che pochi giorni fa, a quelli di Lahti (FIN), ha firmato la sua prima medaglia d’oro internazionale, in classe 1-5, contro la francese Vautier battuta 3-1. “Non è cominciata nel migliore dei modi la finale, della mia avversaria mi davano fastidio sia la velocità che il servizio. Poi ho mantenuto salda la testa ed è andata bene”. “Il segreto è rimanere concentrati, se perdi la testa, perdi la partita”.

A inizio match, Carlotta ha un gesto scaramantico che ormai è routine: “Prima di servire, poggio sul tavolo la pallina e ci poggio sopra la racchetta: quello che fai in allenamento – ripete come un mantra- devi rifarlo in partita, facciamo tutti così”.

Poi parte lo scambio, veloce, preciso e imprevedibile, sguardo fisso alle mosse dell’avversaria. Finché Carlotta decide di prendere il comando e sferzare il colpo magico: “Giro la racchetta, cambio gomma. Se di solito faccio il rovescio con la gomma nera liscia e il dritto con la rossa puntinata, a un certo punto inverto”. E parte l’applauso.

 

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red. spr.

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