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SPORT INTEGRATO | 16 marzo 2019, 12:51

Scherma: Alessio Sarri, storia appassionata di stoccate vincenti

Scherma: Alessio Sarri, storia appassionata di stoccate vincenti

Dovevano essere tre gli aggettivi con cui definirsi, ma lui non ne ha trovato nemmeno uno, dice che devono essere gli altri a farlo. Alessio Sarri, romano, 46 anni, punta di diamante della Nazionale di scherma in carrozzina, non ama celebrarsi ma far parlare di sé sì, con i risultati in pedana.

“La coppa del mondo di Pisa è dietro l’angolo, ma non è affatto in discesa – dice avendo calcato, in carriera, scene ben più adrenaliniche -, e spero ci siano tutti i i più forti al mondo, per non avere la scusa di dire, se vinco, che era facile”.

Parla deciso Alessio, atleta delle Fiamme Oro, pluridecorato della disciplina ormai dal 2001, anno del debutto agonistico. “La scherma è la mia ‘tossicodipendenza’ positiva. A Pisa? Starò in guardia, ogni gara si parte da capo”. Lo sa bene chi nel palmares ha qualcosa come quindici medaglie tra Paralimpiadi, Mondiali ed Europei, indifferentemente tra spada, fioretto e sciabola, la sua preferita. “A quale medaglia tengo di più? Sono tutte belle, ovviamente, ma forse le ultime, l’oro individuale e a squadra di sciabola ai Mondiali di Roma 2017, davanti alla mia gente e a mio fratello, che si sbracciava e urlava a squarciagola”.

Gare tiratissime nel più completo silenzio, dove la tensione mentale si taglia col coltello. Attimi in cui perdere la concentrazione può essere fatale e la medaglia sfuma per un nulla. “Alle gare importanti non fai mai l’abitudine, a restare tranquilli come nulla fosse”, dice Alessio. “Le mie bestie nere? Non solo russi, anche cinesi, britannici, iracheni, dove mi volto trovo avversari tostissimi. Che prima della gara tengo a bada con precisi esercizi di training autogeno e musica, poi in gara studio mentalmente in frazioni di secondo e carico di adrenalina”. Dalla sua, Alessio, sulla carrozzina dal 1998 a causa di un incidente in moto, ha la lunghissima esperienza, coltivata con passione inesauribile e a suon di allenamenti “ad oggi, sono in palestra a tirare dal lunedì al venerdì quattro ore di mattina e due giorni pure due nel pomeriggio. Se vuoi ancora andare a medaglia alla mia età, devi fare così", dice. Ma anche avere un nutrizionista che regola i suoi appetiti, una psicologa dello sport che dal 2010 lo motiva, una moglie che con lui ha sposato anche la pedana. “Aver conosciuto Ketty, era il 2001, è stata la gioia più grande della mia vita, e al di là di un oro olimpico, che a livello sportivo è l’unico desiderio ancora da realizzare, se devo dire cosa mi manca nella vita, direi forse un bimbo”.

In attesa della prossima sfida, solo una tappa sulla strada verso i Mondiali coreani di settembre e poi dei Giochi di Tokyo 2020, sfoglia l’album dei ricordi: “Prima dell’incidente giocavo a basket…Chi sarei oggi senza la scherma in carrozzina? Proprio non lo so, non mi immagino in un’altra vita, se non fossi mai caduto dalla moto, ormai ci sto da 20 anni sulla carrozzina, forse avrei continuato a gestire la piccola ditta di impianti elettrici che avevo. All’inizio, dopo l’incidente, ho pure lavorato per un po’, ma poi la scherma mi ha letteralmente rapito. Ho cominciato a stare bene fisicamente, avevo soddisfazioni e mi dava pure dei soldini, così ho deciso che sarebbe stata la mia vita”.

Solo cose belle, in questo sport, per Alessio: “Non posso fare a meno di nulla, mi piace da morire tutto della scherma in carrozzina, da quando mi sveglio la mattina e preparo una gara, a quando sono in pedana con la maschera sul viso e incontro l’avversario e devo interpretare il gioco in frazioni di secondo. Dico sempre che per me la scherma è una partita a scacchi a 200 all’ora”. Lo racconta anche ai ragazzi che incontra nelle scuole, quando veste i panni di ambasciatore paralimpico. “Dipende dal dialogo che si instaura, se trovo ragazzi disponibili al confronto. Racconto che al di là dello sport, nella vita, non esistono obiettivi irraggiungibili, basta che ci sia la volontà. Il suo obiettivo è scontato, e la volontà è ostinatissima. “Giuro però, dopo Tokyo mi fermo. Anzi, prima devo qualificarmi, facendo bene ai Mondiali in Corea”. Umile, ambizioso e generoso. Trovati i tre aggettivi.

 

AUG 5201

red. spr.

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