La tsachà | martedì 18 dicembre 2018 22:59

La tsachà | mercoledì 19 settembre 2018, 12:00

Turismo sportivo

Turismo sportivo

Turismo sportivo

Esperti dicono che nonostante la crisi economica, negli ultimi due anni gli italiani hanno speso in turismo sportivo circa 7,3 miliardi di euro, un aumento del 18% rispetto all’anno precedente. Inoltre, i viaggi intrapresi per praticare attivamente una disciplina sportiva sono nettamente più numerosi di quelli fatti per assistere a eventi e manifestazioni (76% contro 24%).

Dunque lo sport rappresenta per la Valle d’Aosta è una delle carte da giocare per rilanciare l’economia. Eppure la decisione dei giorni scorsi dell’Associazione Valdostana Impianti a Fondo che ha stabilito per gli skipass costi che sicuramente non incentivano la pratica dello sci.

Nel volume Sport e turismo. Come fare business con il turismo sportivo, recentemente pubblicato da FrancoAngeli, l’autrice Elena Tarfanelli analizza in modo puntuale e dettagliato i principali aspetti di un fenomeno in forte espansione.

Ma probabilmente i nostri maghi del turismo non hanno letto Elena Tarfanelli e quindi hanno agito in base a chissà quale filosofia.

Scrive l’autrice “Sport e turismo costituiscono un binomio vincente dalle grandi potenzialità. Mi riferisco soprattutto allo sviluppo non esclusivamente economico, ma anche sociale e culturale di un determinato territorio. Il turismo sportivo non è solo un ottimo prodotto, versatile e poliedrico, per incrementare il business di numerosi settori (dall’ospitale all’alimentare, dal manifatturiero all’industriale), ma è anche un potente mezzo per rivalutare il territorio e migliorare la qualità della vita degli stessi cittadini. Il turismo sportivo è, dunque, un catalizzatore in grado di innescare un circolo virtuoso che permette di promuovere una destinazione come meta turistica, attirare persone, migliorare l’offerta ricettiva, ristorativa e commerciale, riqualificare e valorizzare le aree meno sviluppate”.

Di tutto questo c’è poca attenzione in Valle. Sport e turismo è un tutt’uno ma pare che nella nostra regione lo sport cammini per la sua strada ed il turismo per la sua. I due comparti operano per compartimenti stagni. Ognuno guarda al proprio orticello senza pensare che con l’orticello del vicino si può realizzare un campo ben più fruttifero che un orticello.

Nel suo libro Elena Tarfanelli spiega che lo sport se ben gestito e indirizzato può portare vantaggi concreti: garantisce la destagionalizzazione della domanda aumentando il tasso di occupazione anche nelle stagioni più critiche. Basti pensare nel nostro caso gli sport che a giugno e settembre attirano gli stranieri.

Lo sport, dunque, rappresenta una formidabile carta da giocare per favorire la crescita di tutte le realtà economiche della Valle, soprattutto in quelle località che sono al margine dei grandi circuiti turistici.

Ci vogliono però strategie e progetti per promuovere la Valle d’Aosta sportiva. E sempre nel suo libro Elena Tarfanelli consiglia: “Valorizzate le condizioni di tutto il sistema locale, intervenendo su infrastrutture, risorse naturali, conoscenze e competenze degli operatori. Non bisogna infine dimenticare il ritorno in termini di visibilità, che può portare non solo clienti sportivi ma anche un concreto interesse da parte degli organizzatori delle manifestazioni di settore”.

Meditate e meditiamo.

piero.minuzzo@gmail.com

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