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CALCIO | giovedì 09 agosto 2018, 00:39

Calcio: Il Toro e il calcio italiano piangono Gustavo Giagnoni, mister colbacco

Fu il tecnico che riportò i granata a lottare per lo scudetto, dopo la tragedia di Superga. Lanciò a grandi livelli Pulici e divenne famoso per la scazzottata con Causio dopo un derby

Calcio: Il Toro e il calcio italiano piangono Gustavo Giagnoni, mister colbacco

Un altro pezzo di Toro ci ha lasciati in questo 2018. Dopo l’addio di Emiliano Mondonico e della vedova Maroso (e quello di Beppe Bonetto, nello scorso dicembre), nella notte si è spento all’età di 85 anni Gustavo Giagnoni.

Per tutti sarà sempre l’uomo con il colbacco, il copricapo che indossava in inverno a Torino quanda andava in panchina. Sardo, con un passato prima da giocatore e poi da allenatore al Mantova, sotto la Mole divenne tecnico di grande livello, riportando il Toro a lottare per lo scudetto, dopo i tanti anni grigi successivi alla tragedia di Superga. Con i granata rimase dal 1971 al 1974 e al primo colpo sfiorò il colpo grosso: la sua squadra arrivò ad una sola lunghezza dalla Juve, in un polemico finale di campionato, in cui al Toro vennero tolti due punti per il famoso gol di Agroppi nel fango di Marassi contro la Samp prima assegnato e poi non convalidato, oltre alla rete non concessa a “topolino” Toschi a San Siro contro il Milan.

Giagnoni protestò a lungo per queste decisioni arbitrali (con di mezzo Barbaresco e Toselli, entrambi direttori di gara di Cormons), si beccò una lunga squalifica e divenne un idolo per i tifosi granata quando, in un derby, finì a cazzotti una sua storica litigata con il “Barone” Causio. E dire che in gioventù Giagnoni era tifoso bianconero, da ragazzo stravedeva per Omar Sivori, ma nessuno più di lui seppe incarnare lo spirito “tremendista” di quel Toro dei primi anni Settanta: creò lui le premesse della squadra che poi arrivò a vincere lo scudetto nel 1976 con “il sergente di ferro” Radice. Se Pulici è diventato Puliciclone lo si deve alla decisione di Giagnoni di fargli ripassare i fondamentali al Filadelfia (anche se c’è chi sostiene che fosse stato di “Bida” Ussello la decisione), prima di rimetterlo in squadra e vederlo iniziare a segnare a raffica.

Capitan Ferrini, Agroppi, Cereser, Fossati sono stati l’anima del suo Toro, che lanciò ad alti livelli Castellini e Claudio Sala, che divennero poi assieme a Pulici e Graziani, i trascinatori della squadra che vinse il titolo nel ’76. Giagnoni, con il colbacco in testa e la sciarpa granata sempre al collo, ha segnato un’epoca, anche se la sua storia d’amore con il Torino si chiuse in anticipo e in modo polemico: il tecnico si era promesso al Milan e così il presidente Pianelli decise di esonerarlo nel marzo del 1974, senza aspettare la fine del campionato. In rossonero ebbe poca fortuna e negli anni successivi raccontò di essersi pentito di quella scelta.

Ha guidato anche il Cagliari (dove ha avuto modo di conoscere il Mazzarri giocatore), oltre a Bologna, Roma e Cremonese, tra le 11 squadre che hanno goduto dei suoi servigi. Ma sono stati Mantova e Toro a restare per sempre nel suo cuore. Non a caso, si trovò in difficoltà nel giugno del 2006, quando le due formazioni si giocarono la promozione in serie A in una drammatica doppia finale dei playoff. Chi scrive, lo conobbe di persona in quei giorni. Lo aveva cercato un anno fa, per avere un suo parere su Mihajlovic, altro allenatore sanguigno, ma la moglie aveva informato che l’uomo con il colbacco era malato e non poteva rispondere.

Adesso Gustavo è salito in cielo, tornando ad abbracciare Giorgio Ferrini, il suo capitano, oltre a Beppe Bonetto, il general manager che lo aveva portato a Torino.

massimo de marzi

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